• UNA POLITICA INDUSTRIALE PER LA LOGISTICA, CHE ABBIA COME PROTAGONISTI I LAVORATORI

    (Intervento di Paola De Micheli su “Il Messaggero” del 23 giugno)

    Non c’è conflitto sociale che possa tollerare la perdita di vite umane e quello che sta accadendo, da ormai diversi anni, sul fronte della logistica richiede un intervento di svolta. Conosciamo bene quanto sia stata impetuosa l’espansione del comparto, accelerata dalla stagione della pandemia: oggi genera circa 85 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega oltre un milione di lavoratori. Numeri che indicano quanto sia strategico e quanto richieda un salto di qualità nell’azione dello Stato. Insieme alla crescita delle merci movimentate e degli addetti, non c’è stato infatti l’indispensabile e corrispondente ampliamento dei diritti e delle tutele dei lavoratori, dentro un sistema fondato sull’esternalizzazione della manodopera, che premia imprese assai poco interessate al capitale umano.
    L’occupazione del territorio da parte dei centri di distribuzione si è contraddistinta inoltre per uno sviluppo squilibrato ed estraneo ad una prospettiva di pianificazione. Un quadro complicato e drammatico che porta all’esplosione periodica di tensioni e conflitti violenti, divisioni tra i lavoratori in quelle che sono vere e proprie guerre tra poveri.
    E tuttavia in questi anni sono successi altri fatti importanti nella logistica. Il sindacato confederale è riuscito a sottoscrivere un contratto nazionale di filiera che garantisce la clausola sociale nei cambi di appalto e pari condizioni per lavoratori diretti ed indiretti, ad entrare in Amazon e a far riconoscere anche ai rider di “Just eat” l’applicazione del contratto nazionale. Restano ancora molte difficoltà soprattutto nei settori non vincolati al rispetto del contratto. E’ qui che dobbiamo intervenire attraverso una norma specifica per gli appalti privati, sul modello di quanto fatto per quelli pubblici, con l’idea che a pari lavoro corrisponda pari contratto. La risposta a tutte queste criticità ha un nome: politica industriale. Che non può prescindere da un sistema di regole stringenti su scala nazionale da far applicare sui territori. I modelli non mancano, come è accaduto in provincia di Piacenza, dove si è avviato un percorso per dare vita a una governance del sistema della logistica, perseguendo alcuni obiettivi irrinunciabili di sicurezza, trasparenza e legalità. Attraverso un protocollo vincolante per tutte le parti in causa e le istituzioni locali che si proponga prima di tutto la qualificazione delle imprese, anche di quelle appaltatrici, garantendo un regime di concorrenza fondato su regole. Per arrivare a disegnare un sistema di relazioni industriali che responsabilizzi tutti i soggetti, in particolare i grandi player internazionali approdati in Italia, e metta al centro tutti i lavoratori della filiera, che necessitano competenze e anche le capacità di utilizzare le nuove tecnologie. L’iniziativa annunciata dal Ministro del Lavoro Orlando di una task force dedicata va nella direzione giusta. Regole uguali per tutti, legalità e giustizia sociale devono diventare l’unico terreno sul quale può attecchire la logistica, per non dover più assistere alle tragedie di Novara e a Piacenza.

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