• Il conto della Legge di Bilancio lo pagheranno i giovani, le imprese e i pensionati

    “A pagare il conto della Legge di Bilancio del Governo del Fallimento – non del Cambiamento – saranno soprattutto i giovani, le imprese e i pensionati”.

    Lo ha affermato la parlamentare del Partito Democratico Paola De Micheli, nel corso di una conferenza stampa nella sede di Piacenza del Pd, in vista della mobilitazione nazionale del partito in programma il 12 gennaio prossimo nelle piazze (a Piacenza, Fiorenzuola, Monticelli e Castelsangiovanni).

    “Non sono mai stata così preoccupata per il futuro del nostro Paese – ha affermato la deputata dem – perchè siamo al ritorno massiccio dei tagli lineari e dell’aumento delle tasse, ovvero la maniera peggiore e più vecchia per fare politica economica, come facevano i governi di centrodestra prima della grande crisi del 2008”.

    “In Parlamento, che ha lavorato per l’approvazione della manovra – ha premesso – fino al 30 dicembre scorso, siamo rimasti sconvolti innanzitutto per il metodo adottato.

    Una manovra composta da circa 1200 commi senza avere la possibilità di discuterla e valutarla alle Camere, abbiamo assistito alla violazione di un diritto di tutti i parlamentari, anche quelli di maggioranza.

    Perché nessuno ha avuto la possibilità di studiare questa legge presentata all’ultimo minuto nella forma approvata al termine della trattativa con la Commissione Europea e della clamorosa marcia indietro del Governo Conte”.

    Chi pagherà il conto dunque dei provvedimenti inseriti nella Legge di Bilancio?

    “Tutti i pensionati – risponde la De Micheli – perchè rispetto al piano di rivalutazione pensionistico che era stato siglato dal governo Gentiloni, c’è una decurtazione di 2,2 miliardi nel 2019 per chi ha un assegno al di sopra dei 1500 euro lordi al mese. Un esempio? Chi percepisce una cifra non certo da pensione d’oro come 2028 euro lordi mensili, potrà vedersi ridurre l’assegno dal 13 al 35 per cento”.

    “A pagare poi saranno soprattutto le piccole e medie imprese – ha proseguito – con una cifra pari a 6,2 miliardi di aumento di imposte dirette e indirette e un taglio da 4,1 miliardi degli incentivi.

    Prendiamo Piacenza, dove abbiamo filiere produttive importanti sotto il profilo tecnologico che hanno investito e anche assunto nuovo personale sulla base del provvedimento Industria 4.0, ora il rischio di un effetto pesante di calo di risorse anche sul nostro territorio”.

    “Voglio anche affrontare il tema della flat tax sulle partite Iva. Tra 2013 e 2018, lo dicono i documenti economici redatti da questo Governo, la pressione fiscale in Italia si è ridotta del 2 per cento, mentre con questa manovra si alzerà in un colpo solo dello 0,4”.

    “A fruire della riduzione fiscale – fa notare De Micheli – sarà un numero limitato di imprese, ma la cosa peggiore è che l’introduzione di un regime agevolato per le partite Iva si trasformerà in un incentivo surrettizio al lavoro precario, come spiega su “La Stampa” Vincenzo Colla della Cgil”.

    “La verità è che oggi chi ha 65mila di euro di stipendio verrà penalizzato rispetto a chi fa 65mila euro di fatturato. Al di là della flat tax, che è una goccia nel mare, l’altra drammatica conseguenza è pertanto l’incentivo al lavoro precario. E quindi lo pagheranno i giovani, tutti quelli che si affacciano sul mondo del lavoro, e lavoro precario viene promosso come condizione esistenziale permanente, un ritorno indietro di 10 anni.”.

    Un aspetto della manovra degno di nota riguarda le cosiddette clausole di salvaguardia, una sorta di ipoteca sul futuro.

    “Le clausole di salvaguardia disinnescate – ha precisato – fino ad ora valevano la metà di quelle inserite nella Legge di Bilacio, invece con un’ipoteca da 23 miliardi nel 2020 e addirittura di 28 nel 2021, ci troveremo in una situazione in cui sarà difficile scongiurare un aumento dell’Iva”.

    “Sono inoltre in arrivo – ha aggiunto – tagli pesantissimi sulla scuola con 4 miliardi di euro in meno tra il 2019 e 2021”.

    Un passaggio è stato dedicato anche alla tassa sulle associazioni no profit, peraltro poi sconfessata da Governo, ma comunque in vigore nella Legge di Stabilità.

    “Mi hanno già contattato diverse associazioni no profit – ha fatto notare – perchè nella manovra c’è un aumento delle tasse nel 2019 per le realtà del volontariato di 118 milioni nel 2019 e di 500 nel 2020.

    Se il Governo va a cercare soldi nelle tasche dei volontari, allora non riusciremo a darci un futuro. Siamo risolutamente contrari e abbiamo occupato anche di notte la commissione in Parlamento per chiedere la modifica. Il Governo doveva fare un decreto attuativo su una nostra riforma del terzo settore e invece ha deciso un aumento generale dell’Ires”.

    E infine un commento al taglio degli investimenti e le incertezze del Bando Periferie: “C’è ancora un certo caos attuativo non è ancora chiaro come verranno impiegati i soldi promessi ai comuni sulla base dell’accordo tra Governo e Anci, la verità è che c’è un miliardo in meno di investimenti pubblici nel solo 2019”.

    “Le aspettative generate da questo Governo – ha concluso Paola De Micheli – sono molto elevate e la delusione arriverà presto. Anche perchè come ho sostenuto più volte in queste settimane, dire una bugia 100 volte – come fanno gli esponenti del Governo – non la trasforma in verità, serve solo a prendere tempo”.

    Infine una battuta di solidarietà al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, minacciato da Forza Nuova, per aver riconosciuto 4 bambini figli di coppie omosessuali. “Non si mettono in discussione mai i diritti dei bambini, la mia solidarietà a Pizzarotti di fronte alla minaccia di Forza Nuova è totale, contro l’inciviltà, e il ritorno al medioevo che alcuni vorrebbero”.